Franco Nuti, Carteggio
Franco Nuti, Carteggio.
A cura di Teresa Saveri e Giovanni Andrea Semerano, Galleria Guido Saveri, Monte Porzio Catone.
19/07/2025 – 31/07/2025
Diario della visita alla mostra Carteggio di Franco Nuti
Disposte sul pavimento della galleria, alcune piccole sculture in argilla cruda catturano il nostro sguardo; sono opere a cui l’artista ha atteso a lungo, lavorando per sottrazione.
Nella loro essenzialità alcune di queste sculture sono caratterizzate da fenditure e vuoti, simili ai fori causati dai proiettili o dalle esplosioni; altre, con le loro forme floreali sono un esplicito riferimento alla vita, una a forma di ciotola sta, ricolma di farina, forse un richiamo ad una umanità che chiede cibo.
Sulla parete di fronte campeggia una piccola cornice che racchiude un disegno, su cui si intravede una scritta: Gaza.
Sulle pareti laterali significativi lavori su carta, raccontano di quanto l’operato dell’artista sia intriso di memoria.
Il Carteggio di Franco Nuti. Di Giovanni Andrea Semerano
Si naviga a vista. Segnali da un universo nascosto. Bianco. Non c’è una bussola. Una carta navale a segnare distanze o paralleli. La sequenza di Franco Nuti vive di un codice ben preciso, traccia numerosi punti cardinali, non è una questione semplice. Il segno è. Il segno lascia ombre ben definite, si interrompe, sospende la figura, la forma è distratta? O forse attratta dal vuoto si autosospende?
Misura e contaminazione del dettaglio. Micro elementi pittorici si affacciano nel Carteggio. Lettere, parole di frasi che vivono di un altro codice. La figura dov’è? In trasparenza c’è GAZA.
Franco Nuti e il suo taccuino di guerra. Tutto resta fuori, trafitto da un astratto vorticoso, strumentale all’assenza, all’impossibilità. Non possono esserci aggettivi, non può esserci il disegno a fare i contorni alle figure, non c’è colore. Il bombardamento, l’onda della gente in fuga, i cadaveri sepolti dalle macerie. Muri screpolati da una indifferenza e da una feroce impossibilità. L’arte non ferma i massacri. Crepe e screpolature di senso, il bianco. Scritture intime per un carteggio di memorie dilaniate, spezzate, sospese. Memorie di una figura persa, in attesa di diventare astrazione.
Nodi che l’indice e il pollice tengono stretti e che dopo si sciolgono sulla carta. Ecco quindi la linea, la curva, l’improbabile sospensione del pensiero. In questa navigazione Franco Nuti fa leva sulla memoria, l’acrilico come ancoraggio mimetico dove fermare la visione. E’ il vedere che determina la questione e qui è questione di cose che si assentano, che si nascondono, che si trovano sussurrate, di cose trasparenti che fanno la superficie. Dov’è la profondità? Il carteggio di una storia che cresce, crescono le pagine, gli appunti, fuori e dentro i cassetti.
Quale vedere può decifrare il carteggio? Ci sono note lasciate dall’autore? Il gesto è postumo? Chi scrive continua a girare le pagine, anche velocemente, per trovare non la verità, ma quel punto vero che può essere la determinazione di un pensiero. Il Carteggio è il testimone. Sono i diari di un viaggio, di un prima e di un dopo. Appunti che non lasciano spazio alla trama? Dov’è lo spago che tiene legati tutti questi frammenti? La pittura resta a margine.
Il Carteggio di Franco Nuti è un apostrofo sospeso, non fa precedere nessuna vocale, lo spazio resta vuoto. Il libro che presentiamo ha un luogo centrale: GAZA. La pagina porta un foglietto con la scritta quasi trasparente, una scritta che galleggia sul nulla: GAZA. Il Carteggio nasce da questa missiva che Franco Nuti lascia cadere dalle sue matite spezzate. Intuizioni, poesie del segno, ouverture, frammenti, luoghi a procedere… ma non si procede, la polvere della pittura resta sepolta. Il Carteggio di Franco Nuti è nell’impossibilità di trovare una trama alle lettere. La pittura si assenta. Escogita una fuga. Sotto le macerie la forma trema. Il Carteggio non arriva a destinazione. Resta mancante. La deriva dell’arte, un ergastolo per l’istinto. Non ci sono finestre, non ci sono aperture, angoli della mente sotterrati quando ancora la mano sta tratteggiando il segno. Resta il bianco e nessuna notizia, nessuna parola, nessuna figura, ma una crepa: GAZA. Il Carteggio non ha tempo.
Dalla pubblicazione Carteggio, Edizioni La Camera Verde, Collana Fedra, 2025