Girovagare nelle acque del colore

Franco Nuti ama quando la carta si increspa e crea percorsi improponibili.
É la carta che s’innervosisce e diventa luogo e memoria. 

Memoria di cose viste, di acque e architetture sognanti.
Paesaggi che conglomerano riferimenti forse onirici. É anche l’acquerello che furbescamente fa il resto. 

Lo spazio mentale del riverbero dell’opposto, del ribaltato nel sogno lacustre si popola di finestre, di pescatori, di isole ricostruite, di stanze della felicità. 

L’espediente della carta suggerisce al pittore il comportamento verso i materiali. Le geometrie che si evidenziano sono i riferimenti che determinano gli smodati sensi della pittura.
Lo scolamento del colore, la puntualizzazione nei confronti dell’evento, di quello che sta accadendo al colore suggeriscono al pannello ed alla mente l’immagine da salvare e da concretizzare. I sensi divengono così i tutori morali dell’immagine.
La misura di tutte le cose sono gli scivolamenti, le impennate improvvise e i cambiamenti di itinerario dell’acqua colorata. L’incollaggio fa il resto. 

É quasi la stessa mano del pittore che guida il formarsi della «cosa».
Una «cosa» pittorica che poi con il titolo diventa altra da sé. L’armentario del pittore non è fuorviante, ma rapito. L’estasi del formarsi, del focalizzarsi è quello che più interessa al pittore. Il resto è piacere. Il piacere di girovagare nelle acque del colore. Acque acquarellate.